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Fantasie pericolose
A qualcuno devo dirlo,
se no scoppio. Ho trentasei anni, sono separata da
parecchi anni e vivo sola in una bella casa colorata
con un terrazzino pieno di vasi di fiori e di sapori:
mentuccia, rosmarino, timo, poiché adoro cucinare,
aver gente, invitare gli amici. Ho anche una gatta
nera: Licia, che dorme sul mio divano bianco, ascolta
la mia musica, miagola per casa e mi aspetta pigra.
Non ho avuto figli, non li ho neppure cercati. Mio
marito era contrario e io sono sempre stata occupata
con il mio negozio, ben frequentato e in una bella
zona. Quindi niente problemi di soldi e nemmeno di
mancanza di contatti umani.
Finora ho avuto le mie - più o meno sbiadite o furenti,
secondo il "fidanzato" di turno - storie d'amore.
Non sono una santarellina, ma neppure una che la da
via facile, tanto per intenderci. Ho sempre avuto
uomini di un certo spessore, di una certa classe e,
in fondo, mi è sempre piaciuto così. Ritengo più congeniale
per il mio carattere, un po' insofferente dei legami
stretti, la figura più frizzante dell'amante con cui
condividere momenti magari più precari, ma intensi.
Non ho mai avuto paure. Perché poi? Mica esco con
delinquenti o personaggi strani e, comunque, non ho
nessuna propensione per i rapporti sado-maso o simili.
Insomma mi sono sempre sentita sicura di me e degli
uomini che frequentavo, fino a settimana scorsa quando
è successo il fatto. In verità NON è successo un bel
niente, ma il pensiero che avrebbe potuto succedere
non mi dà pace.
Lui, ingegnere, proprio un bell'uomo, conosciuto in
casa d'amici sicuri. Niente da eccepire. Un'immediata
simpatia, qualche cena, un paio di concerti di musica
jazz, insomma mi stavo proprio innamorando, anzi lo
ero. Nessuna remora quindi a salire da lui. Una bella
casa borghese, silenziosissima. Adesso che ci penso:
troppo silenziosa. E' successo come al rallentatore.
Mi ha abbracciato e mi ha messo una mano sul collo.
Scherzava? Mah. Stringeva un po' troppo, o era la
foga della passione? Ho cercato di sottrarmi con naturalezza.
Lui ha allentata la presa e ha riso. "Qui non ti sentirebbe
nessuno", ha detto, ma sempre sorridendo, come per
una battuta. "Potrei fare quello che voglio della
tua carne bianca." Non aveva nessuno sguardo omicida
per la verità e, tutto sommato, sono sicura che non
mi avrebbe fatto niente come, in effetti, non è successo
niente. Eppure, per la prima volta in vita mia, ho
provato una paura folle, FISICA, di essere in balia
di un uomo potenzialmente pericoloso. Avevo le viscere
contratte e tutti i sensi all'erta. Mai stata così
male. Ho fatto l'amore con lui con un'orrenda sensazione
di estraneità e costrizione mentre continuava a sussurrarmi
all'orecchio fantasie truci e violente a cui non sono
abituata. Un incubo. Anche perché ha voluto (preteso?)
che rimanessi a dormire con lui tutta la notte. Me
ne sono andata al mattino sconvolta anche se mi ha
preparato la colazione come se niente fosse. Se dovessi
dire che mi ha usato vera violenza sarei bugiarda,
eppure io SO che è stato così. Adesso, la sera, me
ne sto tappata in casa e mi spaventano persino i rumori
per strada.
Cappuccetto Rosso
PS - Dimenticavo. Mi ha chiamata così tutta la
notte.
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Cara
Cappuccetto Rosso,
ti posso vedere con la tua gattina in braccio, sul divano.
Avvilita e senza più l'ombra della vivacità che colora
la prima parte della tua lettera. Sei incappata nel
più becero degli individui: il prevaricatore che dissimula
la propria anima nera sotto le stigmate dei bei modi
e del perbenismo, e si nutre, con perfidia, della lattea
accoglienza del corpo delle donne per immaginare immondezze
e toglier loro ogni luce e compensarsi di chissà quale
propria intima paura e rancore. Sono i peggiori, quelli
di cui guardarsi come scassinatori di certezze e ladri
di fiducia nell'amore. Ti ha fatto davvero male. Ti
ha tolta l'innocenza dell'abbandono spontaneo alle gioie
della vita. Ha insufflato in te il dubbio e la paura.
Nel seguito del tuo lungo racconto mi confidi che da
quel momento non fai che ripensare a tutte le volte
che forse - per allegria, eccessiva fiducia e incoscienza
- hai rischiato di trovarti in possibili situazioni
di pericolo con gli uomini. E ti senti una scampata
da chissà quali spaventevoli conseguenze. Ecco come
fanno (certi) uomini a minare l'istinto di vita delle
donne, a sbiadire i loro sorrisi e a rinchiuderle nella
prigione volontaria delle paure immaginarie. Che sì
- dobbiamo prenderne atto - tanto immaginarie non sono.
Il pericolo c'è, è reale, insito in ogni rapporto umano
e ingigantito nel sesso e nell'amore dove il meglio
- ma anche il peggio di noi - risale impetuosamente
in superficie e travalica ogni sottile confine di etica
e moralità. Se questa brutta esperienza, rimasta fortunatamente
sul fragile confine dell'inattuato, deve avere un senso
che si traduca in segnale forte e potente. Dobbiamo
imparare a farci madri attente ed amorose di noi stesse,
ad affinare l'istinto e a proteggerci con più oculatezza.
Usa questo momento di avvilimento e mortificazione per
sbarazzarti della pericolosa propensione che spesso
abbiamo noi donne di inviare messaggi di ingenue arrendevolezze
sull'onda emotiva del bisogno d'amore, che è sacro e
sacrosanto - diritto inalienabile - ma che troppo spesso
rischia di trasformarci in vittime predestinate. Il
sottrarci ad ogni (subdola) forma di violenza deve scattare
in noi immediatamente e senza esitazione. Che il lupo
se ne resti solo a digrignare i denti. E' riuscito a
darti un morso e forse gongola soddisfatto della sua
prodezza e non capisce di aver perso non solo un'occasione
d'amore, ma anche il calore di un rapporto umano e,
in seguito, la dolcezza di un ricordo. Ti sono vicina.
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Graffi sul cuore
Carissima Franca, spero che tu mi possa permettere
di darti del tu. Mi chiamo Xxxx, ho 36 anni, e sono
un "cuoricino". Ti scrivo per chiederti un opinione,
che è questa: pur avendo 36 anni, sono ancora single,
in quanto penso che abbia una grossa incidenza, ho
una leggera disabilità motoria, e purtroppo a malincuore,
ho notato che quando ho della corrispondenza con le
cuoricine, e faccio a loro presente la cosa, si defilano
o quasi. Ti chiedevo: pensi che sia giusto oppure
no, dire questa cosa a persone con le quali corrispondi?
Io penso che sia un gesto onesto e sincero nei confronti
dell'altro, ma soprattutto anche di maturità e tu?
Ringraziandoti in anticipo per la Tua risposta, Ti
porgo i miei più cordiali saluti.
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Caro Marco,
la tua lettera profuma di fresco e pulito e le tue
parole sono rugiada trasparente sul respiro dell'anima.
Certo che puoi darmi del tu. Anzi devi. Conteremo
insieme le nostre cicatrici e ci conforteremo delle
nostre ferite. Lo sai? C'è un grande psicoanalista:
Aldo Carotenuto che sostiene che le ferite (fessure)
sono i pertugi attraverso cui entriamo in contatto
con gli altri. L'unica possibilità che abbiamo di
far fluire dentro e fuori di noi la calda corrente
d'umanità che da compiutezza e significato alla vita.
Il nostro senso, il nostro valore sta - paradossalmente
- proprio nella nostra imperfezione. Ci pensi? Che
ne sarebbe di noi se non fosse così: creature algide
e perfette, chiuse nella torre d'avorio di una sterile
e terrificante autosufficienza che preclude e nega,
non solo ogni "inutile" contatto con gli altri, ma
anche l'esplorazione del vasto mondo dei sentimenti
- gioie e dolori - che obbligano il nostro cervello
ad affinarsi e i nostri sensi ad acuirsi e percorrere
ogni possibile strada alternativa. E creativa! No,
caro Marco, esci subito da questa gabbia di pensiero
che ti obbliga ad onorare con intransigenza una sorta
di Dogma di Sincerità che ti penalizza in partenza,
senza dare all'altro(a) la possibilità di avvicinarsi
a te con graduale semplicità e naturalezza, dando
tempo al tempo di arrivare alla giusta occasione e
serenità d'animo per riverlarti con più completezza.
Questo darà modo anche a te di esplorare con meno
fretta e ansia da accettazione le fragilità altrui
(che spesso, anche se meno visibili al primo impatto,
sono fonte di ben peggiori paure e sofferenze) e di
decidere con più tranquillità una modalità di comunicazione
più consona di volta in volta e adatta alla persona
con cui ti relazioni - e quindi, se capisci non essere
bene per te, di "defilarti" tu per primo - Io penso
che non sia una questione di insincerità o furbizia,
ma solo un procedere - soprattutto nel complesso mondo
dell'amore in cui tanta parte giocano le suggestioni
e le evocazioni - con più lentezza e leggerezza. Ti
stringo affettuosamente le mani.
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